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direttore Paolo Pagliaro

SPECIALE RAPPORTO ITALIANI NEL MONDO 2023

PARTIRE, RESTARE, TORNARE: LA MOBILITÀ ITALIANA SICURA E INQUIETA
Gli italiani nei loro processi di mobilità mai interrotti sembrano sempre più mossi dalla necessità e non dalla libertà di scegliere cosa fare, se partire o restare. Fare della migrazione un diritto davvero libero è il compito che ci attende come persone e come Chiesa e per far questo il nostro sguardo non deve essere autoreferenziale. È l’Europa a giocare la partita più importante perché essa, come ha detto papa Francesco, “grazie alla sua storia, rappresenta la memoria dell’umanità ed è, perciò, chiamata a interpretare il ruolo che le corrisponde: quello di unire i distanti, di accogliere al suo interno i popoli e di non lasciare nessuno per sempre nemico. È, dunque, essenziale ritrovare l’anima europea: l’entusiasmo e il sogno dei padri fondatori, statisti che hanno saputo guardare oltre il proprio tempo, oltre i confini nazionali e i bisogni immediati, generando diplomazie capaci di ricucire l’unità, non di allargare gli strappi”. Il diritto a restare, il diritto a migrare, il diritto di ritornare sono tre facce dello stesso dilemma esistenziale provato dal migrante, sottolinea il Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes, presentato l’8 novembre a Roma. Il ritorno presuppone un territorio e una comunità che siano rimaste ad aspettare, che ti riconoscano e che ti valorizzino nel cambiamento che la migrazione ha necessariamente prodotto nella persona migrante, nel suo status (di persona, lavoratore, genitore, membro di una coppia e di una comunità) e nei suoi ruoli.

6 MILIONI GLI ITALIANI ISCRITTI ALL’AIRE
Al 1° gennaio 2023 i connazionali iscritti all’AIRE sono 5.933.418, il 10,1% dei 58,8 milioni di italiani residenti in Italia. Una presenza cresciuta dal 2006 del +91%. Mentre l’Italia continua inesorabilmente a perdere residenti (in un anno -132.405 persone, lo -0,2%), l’Italia fuori dell’Italia continua a crescere anche se in maniera meno sostenuta rispetto agli anni precedenti. Il 46,5% dei quasi 6 milioni di italiani residenti all’estero è di origine meridionale (il 15,9% delle sole Isole), il 37,8% del Settentrione (il 19,1% del Nord Ovest) e il 15,8% del Centro. La Sicilia è la regione d’origine della comunità più numerosa (oltre 815 mila). Seguono – restando al di sopra delle 500 mila unità – la Lombardia (quasi 611 mila), la Campania (+548 mila), il Veneto (+526 mila) e il Lazio (quasi 502 mila). Il 48,2% dei 6 milioni di italiani all’estero è donna (oltre 2,8 milioni).

82MILA ESPATRI NEL 2022, IL 44% È DONNA
Da gennaio a dicembre 2022 sono partiti per solo espatrio circa 82 mila italiani. Il 44% di queste partenze ha riguardato giovani italiani tra i 18 e i 34 anni. Si rilevano, rispetto agli anni precedenti, due punti percentuali in più in questa specifica classe di età che continua a crescere nonostante in generale, ancora per quest’anno, si sia rilevata – per la sola motivazione espatrio – un decremento delle partenze ufficiali – e quindi con iscrizione all’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero – dei nostri connazionali e delle nostre connazionali oltre i confini italiani.

L’ITALIA CHE RISIEDE ALL’ESTERO È SEMPRE PIÙ GIOVANE
Al contrario di quanto capita per gli italiani nel nostro Paese, l’Italia che risiede all’estero è sempre più giovane. Il 23,2% (oltre 1,3 milioni) ha tra i 35 e i 49 anni; il 21,7% (più di 1,2 milioni) ha tra i 18 e i 34 anni; il 19,5% (oltre 1,1 milioni) ha tra i 50 e i 64 anni mentre gli anziani over 65 anni sono il 21,1%. I minori sono più di 855 mila (14,4%). Il 51% è all’estero da oltre 15 anni, il 19,3% da meno di 5 anni. Il 49% è all’estero per espatrio, il 40,4% è nato all’estero da cittadini italiani. L’attuale presenza italiana all’estero è europea. L’Europa accoglie oltre 3,2 milioni di connazionali (il 54,7% del totale) mentre il continente americano segue con oltre 2,3 milioni (40,1%).

IN ARGENTINA LA COMUNITÀ PIÙ NUMEROSA
Oggi le comunità maggiormente numerose si trovano in Argentina (oltre 921 mila iscritti, il 15,5% del totale), in Germania (oltre 822 mila, il 13,9%), in Svizzera (oltre 639 mila, il 10,8%). Seguono Brasile, Francia, Regno Unito e Stati Uniti d’America. Nello scorso anno gli italiani e le italiane sono partiti per 177 nazioni da tutte le 107 province italiane: Milano, Torino, Napoli, Roma sono, nell’ordine, i primi quattro contesti provinciali; seguono Treviso, Brescia, Bergamo e Vicenza. La mobilità – spiegano i ricercatori della Fondazione Migrantes – non è più sfuggire da situazioni di fragilità economica e occupazionale. La mobilità è desiderio di rivalsa e crescita. Questo bisogno lo si trova tanto nelle aree metropolitane medio-grandi quanto nelle città medio-piccole. Essa accompagna chi vive nelle aree depresse e chi risiede in zone ricche del nostro Paese, quei territori apparentemente privi di problemi ma che, nell’epoca della mobilità e della fluidità dell’identità, diventano per alcuni troppo stretti al punto da spingere a cercare, comunque, spazi vitali più ampi.

I MOVIMENTI MIGRATORI INTERNI
Nel nostro Paese i giovani e i giovani adulti, sempre più numerosi, non trovando margini di partecipazione all’interno dei propri territori di appartenenza, vanno alla ricerca di spazi di protagonismo altrove, di luoghi che rispondano alla loro fame di vita e di crescita personale e professionale. Lo scorso anno i movimenti migratori interni (1 milione 484 mila) sono risultati in crescita: +4% rispetto al 2021 e +10% rispetto al 2020. Si sta lentamente tornando ai livelli di prima della pandemia, ma – spiegano i ricercatori Migrantes - ancora una volta a farne le spese è il Meridione d’Italia. Le regioni del Nord risultano quelle più attrattive, soprattutto Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia e Lombardia, ma la mobilità italiana è, nel suo insieme, qualcosa di molto complesso. Essa, infatti, riguarda sia i movimenti che avvengono all’interno del Paese tra regioni diverse, specialmente dal Sud verso il Nord, sia gli spostamenti dalle aree urbane alle zone periferiche per vivere o per lavorare. Occorre, inoltre, considerare anche le forme di pendolarismo intraregionale o tra regioni diverse e gli spostamenti oltreconfine.

I RIMPATRI CHE ARRICCHISCONO I TERRITORI
Durante il decennio 2012-2021, il numero dei rimpatri dall’estero dei cittadini italiani è più che raddoppiato passando dai 29 mila nel 2012 ai circa 75 mila nel 2021 (+154%). Una tendenza che, dopo una sostanziale stabilità nei primi quattro anni del decennio, appare in continuo aumento. Tuttavia, il volume dei connazionali che rientrano in patria – spiega la Fondazione Migrantes – non è sufficiente a compensare la perdita di popolazione dovuta agli espatri che, durante lo stesso periodo e fino all’anno della pandemia, sono aumentati in misura considerevole. Nello Speciale 2023, attraverso venti diversi saggi sulle altrettante realtà regionali italiane, diversi autori e autrici sono stati chiamati a descrivere quanto e come il tema del ritorno fa parte e si manifesta oggi nella storia, nella quotidianità e nell’identità delle singole esperienze territoriali. Si parla di esperienze del passato e di oggi, di personaggi rientrati e di imperi ricostruiti, di ricchezze riportate in patria, di presenze e testimonianze del legame con l’emigrazione (musei, monumenti, feste dell’emigrante, viaggi in Italia di studio per giovani di generazioni altre o di piacere per anziani italiani residenti all’estero).

NON SOLO INCENTIVI: COME VALORIZZARE IL RIENTRO
Trovano spazio nella narrazione anche i ritorni di oggi e quindi chi rientra usufruendo delle agevolazioni fiscali, i lavoratori plasmati e arricchiti dalla mobilità, i pensionati e il turismo di ritorno per il quale il 2024 sarà l’anno dedicato alle radici. Nel testo, però, si descrive anche di come il ritorno si possa manifestare non come presenza fisica, ma come segni depositati nella quotidianità: innesti linguistici, nuove tradizioni, usi e costumi, persino una pastorale diversa, più scientifica ed esperienziale perché realizzata a seguito del rientro di missionari italiani scrupolosi e attenti all’uso del dato obiettivo; uomini e donne, non per forza presbiteri, ma anche religiosi/e e laici/ laiche, che hanno sperimentato su di loro i rischi, le fragilità nonché le opportunità e le risorse della migrazione. Un ritorno, quindi, che si fa persona o segno, ma che in entrambi i casi testimonia il legame indissolubile tra un Paese (l’Italia) e un popolo (gli italiani e le italiane residenti in Italia e quelli residenti oltreconfine) con la migrazione (di ieri, di oggi e di domani) e con il desiderio di cercare, contemporaneamente, di essere lì e qui, partecipando e lasciandosi coinvolgere, diversamente presenti appunto, o di ritornare fisicamente – e quindi essere ri-presenti – dando il proprio contributo per una nazione che dalla migrazione può uscire ancora una volta solo che migliorata e arricchita, proprio come è stato con le rimesse nella fase della ricostruzione nel Dopoguerra.

MATTARELLA: PARTIRE SIA UNA SCELTA LIBERA
Il Rapporto Italiani nel mondo "è un'accurata ricerca che offre spunti preziosi. La nostra collocazione geografica e le complesse vicende storiche e sociali hanno determinato imponenti flussi migratori in entrata e in uscita: l'Italia ha conosciuto stagioni di forte emigrazione e oggi vive una diversa mobilità". Così il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un messaggio inviato alla presentazione del Rapporto Italiani nel mondo, della Fondazione Migrantes. L'Italia, prosegue il Capo dello Stato, vive "un drastico calo demografico" che porta a "un depauperamento di risorse ed energie e un impatto negativo sui profili di vita sociali". In controtendenza, sottolinea Mattarella, "gli italiani all'estero crescono, un fenomeno connesso alla globalizzazione e al sentirsi europei: gli italiani sono ovunque benvenuti e apprezzati. Lavorare all'estero è una grande opportunità, partire deve essere una scelta libera e non un obbligo di fatto, se si è costretti a lasciare l'Italia e soprattutto se non si riesce a tornare si è di fronte a una patologia a cui porre rimedio". "Quando non si riesce a riportare queste risorse nel paese è l'intera comunità che viene impoverita: costruire percorsi concreti in questo senso è una sfida fondamentale che le istituzioni e la politica devono saper raccogliere con una visione adeguata", conclude Mattarella.

TAJANI: IL GOVERNO È AL LAVORO PER FAVORIRE I RIENTRI
Il Rapporto Italiani nel mondo "abbraccia il tema della libertà di scelta se migrare o restare e, come è sottolineato nella presentazione 'si è assunto il rischio di trattare uno degli argomenti meno dibattuti quando si parla della migrazione italiana di oggi, ovvero i ritorni'. A tal proposito sottolineo che l'emigrazione italiana non solo continua, ma si caratterizza per la mobilità intellettuale, scientifica ed economica. Affinché non stia solo nell'indotto il ritorno dell'investimento fatto, formando cittadini che poi scelgono di mettere a frutto altrove le loro conoscenze come manager e ricercatori, l'esecutivo ha messo in atto interventi che favoriscano rientri, reinserimenti e progetti di scambio e ricerca plurinazionali". Così il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, in un messaggio inviato alla presentazione del Rapporto Italiani nel mondo della Fondazione Migrantes. "Inoltre - prosegue Tajani - ha puntato anche sul ruolo dei media, tanto nazionali (Rai Italia, in particolare), quanto nei paesi d'accoglienza per informare meglio chi sta fuori e realizzare un'informazione di ritorno, in grado cioè di far finalmente conoscere in modo esauriente in tutti i loro aspetti gli italiani fuori a chi sta in patria. Nel settore informativo, soprattutto in questo momento, inoltre, è importante fornire ai potenziali migranti notizie corrette sulla situazione dei loro Paesi di destinazione, sulle opportunità e sui pericoli che devono affrontare". "Solo così la migrazione diventa un'opportunità. La mescolanza di culture e religioni può essere un arricchimento, anche se, come abbiamo visto, in alcuni casi, può alimentare tensioni persistenti. Antidoto a tale tensione è il dialogo che porta al riconoscimento di valori comuni", conclude Tajani.

GENTILONI: L’AUMENTO DEI RIMPATRI È UN SEGNALE POSITIVO
Nel Rapporto Italiani nel mondo "c'è un dato che per me è motivo di ottimismo. Un segnale che forse qualcosa sta cambiando. È il calo degli espatri negli ultimi due anni, nettamente inferiori rispetto a quanto si osservava fino al 2019. E l'aumento dei rimpatri dall'estero dei nostri connazionali. Meno italiani che lasciano l'Italia. Più italiani che decidono di rientrare". Così Paolo Gentiloni, commissario europeo per gli Affari economici, in un video messaggio alla presentazione del Rapporto Italiani nel mondo della Fondazione Migrantes. "E forse non è casuale che questo sia coinciso con un periodo in cui l'economia italiana ha conosciuto una forte ripresa in seguito alla pandemia. Grazie anche alle politiche portate avanti a livello europeo - su tutte l'avvio di NextGenerationEU - il Pil è cresciuto del 12%, più di quanto non abbiano fatto le altre grandi economie europee. Il tasso di occupazione è ai livelli più alti di sempre. La disoccupazione, anche quella giovanile, ha raggiunto il punto più basso degli ultimi quindici anni", conclude Gentiloni.

ZUPPI: SEMPRE PIÙ ITALIANI ALL'ESTERO, INTERROGARSI SUL FENOMENO
I numeri degli italiani che emigrano all'estero "sono preoccupanti. C'è un dato di mobilità, di conoscenza, di una capacità di rapporti che non c'era prima, ma vuol dire anche che non trovano qui quello che cercano e lo trovano altrove. Questo ci deve interrogare pensando al futuro e all'investimento su chi verrà". Così il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei, a margine della presentazione del Rapporto Italiani nel mondo della Fondazione Migrantes. "Il 75% di chi emigra va in Europa – sottolinea Zuppi -: questo dato dovrebbe far rifletterci, ci chiede di pensarci 'più europei'. Io sono a favore del passaporto europeo, del resto i nostri giovani già ce l'hanno dentro". Il PNRR "non è solo un problema economico, ma strutturale, è una grande opportunità dopo la pandemia. La questione è cosa vogliamo fare da grandi e questo richiede delle scelte. La polarizzazione e una iper-politicizzazione senza una visione brucia le opportunità".

VIDEO / LICATA: MOBILITÀ IN CALO DOPO IL COVID, PUNTARE SUI RIENTRI
"Siamo al 18esimo Rapporto Italiani nel Mondo, una mobilità che è cresciuta in questi anni del 91%, con quasi sei milioni di cittadini iscritti all'Aire, e una mobilità che è cambiata in questi anni a seguito della pandemia". Così a 9Colonne Delfina Licata, curatrice del Rapporto Italiani nel mondo della Fondazione Migrantes, a margine della presentazione della XVIII edizione. "Registriamo - ha aggiunto - delle indecisioni nelle partenze, un calo rispetto a quello cui eravamo abituati di oltre 100mila partenze per solo espatrio, ma nonostante questo, abbiamo voluto concentrare l'attenzione quest'anno ad un tema a noi caro: il rientro, il ritorno". "Abbiamo visto - ha chiosato Licata - chi effettivamente rientra e abbiamo indagato quali sono le possibili motivazioni che potrebbero rendere l'Italia attrattiva, soprattutto per quei giovani, nell'ultimo anno il 44%, che decidono di lasciare il nostro territorio per andare oltre confine". Le motivazioni al rientro, evidenzia la sociologa, "sono le stesse fragilità che registriamo per le partenze", ovvero "il desiderio di genitorialità, della creazione di famiglia ed è su questo che bisogna puntare, la resa possibile della genitorialità e la risposta positiva dell'Italia ai nostri giovani e adulti per la realizzazione di politiche familiari, di accompagnamento e di sostegno. Soltanto così ci saranno dei ritorni".
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VIDEO / PEREGO: L’ITALIA CRESCE ALL'ESTERO, VALORIZZARE IL PATRIMONIO
"Sono 18 anni che la Fondazione Migrantes mette a tema questo mondo degli emigranti italiani. Un mondo che è cresciuto, raddoppiato, da 3 milioni e 100mila nel 2006 ad oggi con 6 milioni di persone, cittadini italiani che sono nel mondo. In questi ultimi due anni il numero di italiani che è andato all'estero si è mantenuto costante, non è ancora tornato ai numeri pre-Covid, ma c'è comunque un mondo in movimento, fragile, fatto molto spesso di giovani che non lavorano né studiano, ma è anche un mondo di alta professionalità". Così a 9Colonne Mons. Gian Carlo Perego, presidente della Fondazione Migrantes, a margine della presentazione del Rapporto Italiani nel Mondo. "Quest'anno nel Rapporto - ha aggiunto - portiamo l'attenzione su questo mondo che vede difficoltà per i giovani ad emigrare. Di questi 82mila che sono partiti, la maggior parte è partita dalle Regioni del Nord e spesso è un'emigrazione in seconda battuta, dal Sud verso il Nord e poi verso l'Europa, che resta il primo paese di destinazione degli emigrati italiani". "Quest'anno - ha evidenziato Perego - all'estero sono nati 91mila bambini italiani, il doppio dei bambini figli di immigrati che nascono in Italia. L'Italia, quindi, sta crescendo all'estero e questo deve far riflettere sulle condizioni che esistono nel nostro Paese sul piano scolastico, professionale e della ricerca. Deve far riflettere anche su come valorizzare questo patrimonio di italiani che sono all'estero e che possono essere effettivamente un volano non solo per le rimesse, ma soprattutto per connettere l'Italia al mondo".
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VIDEO / FELICOLO: QUALIFICARE IL RITORNO DEGLI ITALIANI ALL'ESTERO
"Siamo molto contenti di essere arrivati alla presentazione del 18esimo Rapporto Italiani nel Mondo. É stato un cammino paziente e lo sarà anche in futuro. Quest'anno si caratterizza per il diritto a partire, il diritto a rimanere ma anche il diritto di ritornare, perché è importante poter ritornare". Lo ha detto a 9Colonne il Mons. Pierpaolo Felicolo, direttore generale della Fondazione Migrantes, a margine della presentazione del Rapporto Italiani nel Mondo. "Non dobbiamo dimenticare - ha aggiunto - che il partire è sempre legato ad una necessità, anche per noi italiani, alla ricerca di un futuro diverso, un lavoro più qualificato. Quindi è importante la possibilità di ritornare e come ritornare, come qualificare il ritorno di chi è stato all'estero per vari anni, che possibilità dare". "Abbiamo tanti connazionali che sono qualificati in maniera ottimale e dobbiamo pensare a come dare opportunità di questo rientro positivo nel nostro Paese e, soprattutto, dobbiamo far sì che tutta l'esperienza che hanno acquisito, anche di cultura, lingua, tradizioni, possano diventare un dono e una ricchezza per il nostro Paese", ha concluso Felicolo.
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VIDEO / REGIME IMPATRIATI, RICCIARDI (PD): NON TOCCARE CIO' CHE FUNZIONA
"Una delle tante cose che la politica può fare è non toccare quello che funziona. Abbiamo il 'regime Impatriati' che ha testimoniato che può funzionare il rientro delle persone e può generare anche introiti che non c'erano. Il fatto di togliere le differenziazioni territoriali poteva anche essere capito, ma è incomprensibile cancellare il carico familiare". Così a 9Colonne Toni Ricciardi, deputato Pd eletto all'estero, a margine della presentazione del Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes. "Prima - ha continuato - la misura prevedeva cinque anni e tre anni in più per ogni minore a carico; nel momento in cui si fa venire meno il carico familiare, cioè la scelta dei nuclei familiari di rientrare e, quindi, la possibilità di ripopolare anche i luoghi, secondo me è un atto molto grave. Auspico un ripensamento".
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VIDEO / BILLI (LEGA): SERVE UN CAMBIO DI PASSO, INCENTIVARE I RIENTRI
"Mi ha colpito l'affermazione fatta dal Cardinale Zuppi quando ha detto che, parlando con uno statistico, gli ha detto che 'l'Italia è un Paese in via d'estinzione'. É un grosso problema, sia per quanto riguarda la natalità in Italia sia per quanto riguarda i cervelli e i giovani italiani che vanno all'estero e che poi non riusciamo a far tornare. La politica per questo può fare parecchio, ma non può fare tutto; ci vuole un lavoro di sistema con nuove regole per incentivare il ritorno degli italiani e dei pensionati". Lo ha detto a 9Colonne Simone Billi, deputato della Lega eletto all'estero, a margine della presentazione del Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes. "Già ci sono delle normative - ha aggiunto - stiamo discutendo oggi una modifica al regime degli Impatriati e stiamo discutendo anche modifiche al ritorno dei pensionati, ma chiaramente queste normative non sono assolutamente sufficienti per far fermare o far tornare gli italiani nel proprio Paese". "Ci vuole un cambio di passo sia per quanto riguarda il lavoro sia per quanto riguarda la giurisprudenza e il sistema di giustizia in Italia sia per quanto riguarda l'amministrazione e la burocrazia - ha evidenziato il deputato -. Questo governo di centro-destra rimarrà in carica per altri quattro anni, abbiamo tempo per incominciare questo grosso cambio nel Paese e per il Paese. Nessuno ha la bacchetta magica, nessuno può cambiare la situazione dall'oggi al domani; ci stiamo impegnando per arrivare alla fine del nostro mandato, alle prossime elezioni politiche con un grosso lavoro fatto e un grosso miglioramento per il nostro Paese".
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THOMAS (INPS): TANTI PENSIONATI ALL'ESTERO PER RAGGIUNGERE I FIGLI
"Negli ultimi anni abbiamo molti pensionati che decidono di trasferirsi all'estero; anche in questo caso c'è una ripartizione quasi alla pari, un 40% sono stranieri, la restante parte italiani. Di questi italiani moltissimi vanno in Europa, ma anche in America Settentrionale ma anche in altri Paesi, con numeri più contenuti, nelle altre aree continentali. La particolarità è che spesso si sente dire che la decisione di un pensionato italiano di trasferirsi è legata all'avere un vantaggio economico o fiscale; i dati ci dicono che non è solo per questo, ma anche per la decisione di ricongiungersi ai figli che nel frattempo si sono trasferiti e hanno fatto famiglia altrove". Così a 9Colonne Susanna Thomas, direzione centrale Pensioni dell'INPS, a margine della presentazione del Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes, di cui ha curato il focus sulle pensioni.
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